Alvisi Kirimoto firma il nuovo Padiglione Sapaio.

Alvisi Kirimoto firma il nuovo Padiglione Sapaio.

Un’architettura dedicata alla degustazione del vino e alla celebrazione del territorio.

Siamo entusiasti di condividere con voi un nuovo capitolo della nostra storia: tra le vigne di Bibbona ha iniziato a prendere forma Padiglione Sapaio, un progetto architettonico firmato dallo studio Alvisi Kirimoto (alvisikirimoto.it).
Un’architettura pensata per celebrare la cultura del vino, in armonia con il paesaggio, nel rispetto del ritmo della natura.

Il nuovo Padiglione, che coprirà un’area di oltre 1.000 metri quadrati, accoglierà esclusivamente l’etichetta “Sapaio”, vino simbolo della nostra azienda. Sarà un luogo di produzione ma anche di pensiero, dove il vino potrà raccontarsi nella sua forma più pura, accompagnato dall’arte non come elemento decorativo, ma come sguardo laterale, capace di suggerire nuove letture del territorio.

Una terrazza sospesa tra i vigneti rafforzerà questa vocazione all’ascolto e alla relazione, aprendo la degustazione al paesaggio, all’orizzonte, al tempo. Al livello inferiore si troveranno la tinaia e la barricaia, perfettamente integrate nel terreno, a contatto diretto con la terra. Il tutto sarà attraversato da un pensiero architettonico leggero e rispettoso, capace di mettersi al servizio del vino e del suo ritmo.

“Con il Padiglione Sapaio abbiamo voluto tracciare un segno fondativo sospeso nel paesaggio, rispettandone però l’identità profonda e lasciandoci guidare dalle sue caratteristiche naturali e culturali. Non un oggetto isolato, ma un luogo permeabile, dove l’architettura accoglie le luci, i suoni e i ritmi della campagna, trasformandoli in materia del costruire”, spiega l’architetto Massimo Alvisi, co-fondatore dello studio.

Questo nuovo spazio – insieme casa e orizzonte – racconterà Sapaio con ancora maggiore coerenza, custodendo il silenzio della produzione e mettendo in scena l’essenza di un vino che è ricerca, ascolto, gesto agricolo e visione.

“La produzione di Sapaio ha il sigillo di quell’artigianalità che si rivela nella sua prossimità con l’arte. Ho sempre vissuto la mia attività di viticoltore, e più in generale di agricoltore, come un costante dialogo con il paesaggio e con gli esseri circostanti, organici e inorganici. Le pratiche agricole sono necessariamente un esercizio di selezione e dunque di dominio: privilegiano alcuni organismi a discapito di altri. L’architettura che ho voluto, funzionale alle pratiche agricole anche nella loro valenza rituale, si impone certamente come segno nuovo nel paesaggio; ai primi scavi l’ho percepita quasi come una ferita. Ma, a immaginarla finita, così come l’hanno pensata Massimo Alvisi e Junko Kirimoto, un padiglione, ecco che si apre subito (e si apre fisicamente) a un dialogo con lo spazio circostante, alla ricerca della riconciliazione e della re-inclusione con ciò che la sua presenza, più o meno consapevolmente, ha potuto e potrà violare.” conclude Massimo Piccin.

L’inaugurazione di Padiglione Sapaio è prevista entro il 2027.

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